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Garantiamo il diritto alla vita

Le esecuzioni registrate nel 2022 hanno raggiunto la cifra più alta se confrontata con gli ultimi cinque anni, secondo la più recente indagine condotta da Amnesty International.

  • Il maggior numero di esecuzioni giudiziarie registrato a livello globale dal 2017
  • 81 persone giustiziate in un solo giorno in Arabia Saudita
  • 20 paesi noti per aver eseguito esecuzioni
  • 6 paesi hanno abolito in tutto o in parte la pena di morte

Si sa che un totale di 883 persone sono state giustiziate in 20 paesi, segnando un aumento del 53% rispetto al 2021. Questo picco di esecuzioni, che non include le migliaia che si ritiene siano state eseguite in Cina lo scorso anno, è stato guidato dai paesi in Medio Oriente e Nord Africa, dove le cifre registrate sono passate da 520 nel 2021 a 825 nel 2022.

L’uso della pena di morte è rimasto avvolto dal segreto in diversi paesi, tra cui Cina, Corea del Nord e Vietnam, paesi noti per l’uso estensivo della pena di morte, il che significa che la cifra globale reale è molto più alta. Mentre il numero preciso di persone uccise in Cina è sconosciuto, è chiaro che il paese è rimasto il carnefice più prolifico del mondo, davanti a Iran, Arabia Saudita, Egitto e Stati Uniti.

Per approndire l’indagine clicca qui, oppure scarica il report.

Fonte: Amnesty International

Quanto ci può costare una bottiglia di plastica?

Quanta plastica consumiamo senza che questa venga riciclata o contribuisca a dar vita a nuovi oggetti?
Utilizziamo circa 4mila tonnellate di plastica per gli spazzolini da denti.
Possiamo fare altri esempi: riciclando una sedia da giardino potremmo recuperare quasi 3 kg di plastica, l’equivalente di circa 90 flaconi dello shampoo; riciclando una bacinella avremmo indietro fino ad 1 kg di plastica, come circa 500 tappi delle bottiglie; ancora, riciclando un trasportino per gatti potremmo ottenere fino a 900 g di plastica, circa 30 vaschette per le albicocche.

Rendendo efficiente il sistema di economia circolare, riutilizzando i prodotti composti da plastica, avremmo a disposizione molti oggetti riciclati, risparmiando materia prima e molte più emissioni di CO2.

In questo contesto le aziende ricoprono un ruolo fondamentale, che verte sull’applicazione di tre regole chiave: eliminare tutti i materiali plastici non riciclabili che non risultano indispensabili per il business; integrare un costante processo d’innovazione, applicando efficienti modelli di business circolari; e adottare strategie di recupere delle materie plastiche, affinchè possano essere facilmente riciclabili e istruire i consumatori con regole adeguate al loro corretto smaltimento.

Consulta e scarica il report cliccando qui oppure consulta l’articolo qui.

Fonte: WWF

Imprese: trovare la giusta chiave per il futuro

Le Linee guida dell’OCSE per le imprese multinazionali sulla condotta aziendale responsabile sono raccomandazioni indirizzate congiuntamente dai governi alle imprese multinazionali per migliorare il contributo delle imprese allo sviluppo sostenibile e affrontare gli impatti negativi associati alle attività commerciali sulle persone, sul pianeta e sulla società.

Dalla loro introduzione nel 1976, le Linee guida sono state continuamente aggiornate alla luce delle sfide della società e del contesto in evoluzione per il business internazionale. L’aggiornamento 2023 riflette un decennio di esperienza dalla loro ultima revisione nel 2011 e risponde alle urgenti priorità sociali, ambientali e tecnologiche che le società e le imprese devono affrontare.

Gli aggiornamenti principali includono:

  • Raccomandazioni per le imprese per allinearsi agli obiettivi concordati a livello internazionale in materia di cambiamento climatico e biodiversità;
  • Inclusione delle aspettative di due diligence sullo sviluppo, il finanziamento, la vendita, la concessione di licenze, il commercio e l’uso della tecnologia, compresa la raccolta e l’utilizzo dei dati;
  • Raccomandazioni su come le imprese sono tenute a condurre la due diligence sugli impatti e sui rapporti commerciali relativi all’uso dei loro prodotti e servizi;
  • Migliore protezione per le persone e i gruppi a rischio, compresi coloro che sollevano preoccupazioni in merito alla governance delle imprese;
  • Raccomandazioni aggiornate sulla divulgazione di informazioni sulla condotta aziendale responsabile;
  • Raccomandazioni di due diligence estese a tutte le forme di corruzione;
  • Raccomandazioni per le imprese per garantire che le attività di lobbying siano coerenti con le linee guida;
  • Procedure rafforzate per garantire la visibilità, l’efficacia e l’equivalenza funzionale dei punti di contatto nazionali per una condotta aziendale responsabile;

Puoi approfondire le linee guida dell’OCSE direttamente qui.

Fonte: OCSE

Quanti pesticidi rischiamo di portare in tavola?

A differenza della contaminazione dell’acqua e dell’aria, la contaminazione del suolo da pesticidi non è monitorata su scala nazionale.

Tuttavia, un recente lavoro dei ricercatori dell’INRAE, in collaborazione con l’Università di Bordeaux, mostra che un gran numero di sostanze rimane nel suolo sotto forma di residui. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Environmental Science & Technology.
La contaminazione dell’ambiente da residui di pesticidi nell’acqua e nell’aria è monitorata da molti anni. Questo non è ancora il caso dei terreni. Tuttavia, alcuni recenti studi europei, che hanno coinvolto INRAE e Ifremer, indicano la presenza di numerose sostanze nei suoli e i rischi che comportano per la biodiversità.

Il risultato: il 98% dei siti studiati conteneva almeno una sostanza. In totale sono state trovate 67 diverse molecole, principalmente fungicidi ed erbicidi. Gli appezzamenti di terra arabile sono risultati i più contaminati, con fino a 33 diverse sostanze trovate in un singolo sito e una media di 15 molecole nel suolo. Piuttosto sorprendentemente, più di 32 diversi pesticidi sono stati rilevati nei suoli sotto foreste, prati permanenti, terreni incolti o appezzamenti che erano stati utilizzati per l’agricoltura biologica per un certo numero di anni, sebbene le concentrazioni fossero generalmente inferiori a quelle riscontrate nei siti agricoli convenzionali.

Approfondisci la ricerca cliccando qui o leggendo l’articolo qui.

Fonte: INRAE

Le Isole SubAntartiche della Nuova Zelanda

Esistono 5 isole a sud della Nuova Zelanda che si chiamano Snares, Auckland, Campbell, Antipodes e Bounty.

Con l’obiettivo di girare questo cortometraggio di 6 minuti per lo spettacolo di Raiffeisen “Non c’è più tempo!”, le ho visitate a Febbraio del 2023 alla partenza della spedizione in Antartide.

Triste pensare che questi paradisi possono esser considerati tali, solo perché l’accesso dell’uomo è interdetto o fortemente contingentato.

Guardate!

Singapore, un Paese a Rischio!

Il Governo di Singapore ha stanziato l’equivalente di 70 miliardi di euro per la creazione di infrastrutture che possano proteggere lo Stato dall’aumento del livello del mare.

Uno stanziamento enorme visto che gli abitanti di Singapore sono poco più degli abitanti della provincia di Roma.

Se volessimo tracciare un parallelo con l’Italia è come se il nostro Governo stanziasse per proteggere le nostre coste circa 1 trilione di euro, quasi 1\3 del debito pubblico.

Ma cosa spinge Singapore ad adottare un provvedimento così rilevante?

E’ un’esagerazione del Paese asiatico oppure sono loro ad avere una lungimiranza a noi sconosciuta?

Tra Nord e Sud, una serie di opportunità

Il divario venuto a generarsi tra il cosiddetto “nord del mondo” rispetto al “sud” sembra offrire importanti opportunità a quest’ultimo, soprattutto quando si parla di economia circolare e di un significativo miglioramento delle condizioni di lavoro.

Attualmente, le ricerche disponibili sono poche e i relativi impatti socioeconomici dell’economia circolare sono “faziosi”. Pongono l’attenzione sulle filiere strutturate delle economie più sviluppate, mentre presentano forti lacune in merito a quell’economia informale che gravita intorno al settore dei rifiuti, del riciclo, del recupero di materiali, il quale si contraddistingue in un significativo indotto a favore delle aree più povere del globo, dove lavorano donne, migranti, giovani vulnerabili. Da questa situazione, il rischio maggiore sarebbe quello di continuare a perpetuare un modello di sviluppo “eurocentrico”.

L’International Labour Organization ha prodotto un report intitolato Decent Work in the Circular Economy: An Overview of the Existing Evidence Base, un documento che analizza 425 pubblicazioni scientifiche ed indagano la correlazione tra economia circolare e lavoro dignitoso.

Per scoprire le evidenze raccolte dal report clicca qui, oppure consulta l’intera indagine scaricandola qui.

Fonte: ILO e Circular Economy network

I benefici dell'”essere sostenibili”

Le aziende che comprendono i benefici e gli effetti dell'”essere sostenibile” stanno traendo forti vantaggi dal mercato in cui operano.

Dalla più recente indagine di McKinsey Global sulle questioni ambientali, sociali e di governance (ESG) il campione composto da più di 1.100 intervistati in più di 90 paesi evidenzia come le loro organizzazioni si troviano preparate ad affrontare questa sfida, tanto che più di nove intervistati su dieci affermano che i temi ESG sono all’ordine del giorno all’interno del piano aziendale.

Gli intervistati riferiscono che le loro organizzazioni non si limitano a sostenere i fattori ESG solo a parole: molti affermano che le aziende stanno apportando cambiamenti ESG significativi con vantaggi dimostrabili. Più di due terzi degli intervistati afferma che hanno ottenuto un ampio impatto dai loro sforzi ESG negli ultimi tre anni e il 43% riferisce che hanno acquisito valore finanziario dai loro investimenti ESG in tale arco di tempo, suggerendo che gli effetti legati all'”essere sostenibile” sono multivariabili e potrebbero richiedere del tempo per essere acquisiti completamente.

Ad esempio, un terzo degli intervistati afferma che il lavoro della propria organizzazione con i temi ESG genera un forte effetto positivo sul proprio impegno nei confronti dell’organizzazione e, a sua volta, sulla fidelizzazione complessiva dei dipendenti, in linea con l’idea che i fattori ESG possono sostenere sia il valore finanziario sia i valori di sostenibilità.

Approfondisci l’articolo cliccando qui oppure accedi all’indagine qui.

Fonte: McKinsey e ESGNews.it

Il futuro rubato

Secondo alcune stime, sono 336 mila i minorenni tra i 7 e i 15 anni che, in Italia, possono raccontare di aver già maturato esperienze di lavoro, quasi 1 minorenne ogni 15. Tra i 14-15enni che dichiarano di aver svolto un’attività o che si trovano tutt’ora attivi in qualche ambito lavorativo, il 27,8% ha svolto lavori particolarmente dannosi per la propria educazione e per il benessere mentale, perché percepiti come pericolosi, spesso svolti in orari notturni o perché portati avanti durante il periodo scolastico.

Tra i settori più interessati dal fenomeno:

  • la ristorazione (25,9%),
  • la vendita al dettaglio nei negozi e attività commerciali (16,2%),
  • attività in campagna (9,1%),
  • edilizia e cantieri (7,8%),
  • attività di cura con continuità di fratelli, sorelle o parenti (7,3%). 

Oltre a queste, data la continua espansione del mondo online, emergono nuove forme di lavoro digitali (5,7%), come la realizzazione di contenuti per social o videogiochi, o ancora il reselling di prodotti.

Questi sono solo alcuni tra i dati raccolti da “Non è un gioco”, la nuova indagine sul lavoro minorile in Italia che, dalle stime, riguarderebbe circa 58mila adolescenti. La ricerca dimostra una relazione positiva tra lavoro minorile e dispersione scolastica: un circolo vizioso di povertà ed esclusione.

Puoi approfondire la ricerca cliccando qui.

Fonte: Save the Children

Gli oceani a rischio febbre

Coprendo circa il 70% della superficie terrestre, l’oceano è una componente fondamentale del sistema climatico. Assorbe sia CO2 che calore, rallentando così il ritmo del riscaldamento globale nell’atmosfera. Allo stesso tempo, i conseguenti cambiamenti nella chimica e nella temperatura hanno effetti profondi, riducendo il pH dell’oceano, innalzando il livello del mare, cambiando le correnti oceaniche e influenzando il mare la vita e la biodiversità, nonché le persone che dipendono dall’oceano per il loro sostentamento.

Tasso di riscaldamento stimato delle acque degli oceani dal 1958 al 2022.
Fonte: dati aggiornati da Cheng, L.; Trenberth, K. E.; Fasullo, J. et al. Improved Estimates of Ocean
Heat Content from 1960 to 2015. Science Advances 2017, 3 (3), e1601545.

L’aumento delle emissioni umane di CO2 e di altri gas serra provoca uno squilibrio nella parte superiore dell’atmosfera che porta ad un accumulo di energia sotto forma di calore nel sistema terrestre che sta guidando il riscaldamento globale. Circa il 90% del calore accumulato viene immagazzinato nell’oceano, portando al riscaldamento delle sue acque. Il contenuto di calore dell’oceano (definito “OHC”) è un indicatore che misura il calore accumulato dalle acque. Uno squilibrio energetico positivo segnala che il clima sta ancora rispondendo all’attuale forcing e che si verificherà un ulteriore riscaldamento anche se il forcing non aumenta ulteriormente. In un recente rapporto l’IPCC ha concluso che “è praticamente certo che le acque oceaniche fino ai 700 metri si siano riscaldate dagli anni ’70, ed è estremamente probabile che l’influenza umana sia stato il principale motore”.

Per approfondire il report, clicca qui.

Fonte: WMO.int

Navighiamo in un mare di plastica

Il mondo è inondato dalla plastica. Ogni anno vengono prodotte più di 400 milioni di tonnellate di plastica, metà delle quali progettate per essere utilizzate una sola volta. Di questi, meno del 10% viene riciclato. Si stima che circa 19-23 milioni di tonnellate finiscano in laghi, fiumi e mari.

Oggi la plastica intasa le nostre discariche, si disperde nell’oceano e viene bruciata in fumo tossico, rendendola una delle minacce più gravi per il pianeta. Non solo, quello che è meno noto è che le microplastiche si fanno strada nel cibo che mangiamo, nell’acqua che beviamo e persino nell’aria che respiriamo. Molti prodotti in plastica contengono additivi pericolosi che possono rappresentare una minaccia per la nostra salute.

La buona notizia è che abbiamo la scienza e le soluzioni per affrontare il problema, e molte cose stanno già accadendo. Ciò di cui c’è più bisogno ora è un’ondata di pressione pubblica e politica per aumentare e accelerare le azioni di governi, aziende e altre parti interessate per risolvere questa crisi. Ciò sottolinea l’importanza di questa Giornata mondiale dell’ambiente che mobilita azioni da ogni angolo del mondo.

Puoi consultare l’articolo completo cliccando qui.

Fonte: World Environmental Day

Un percorso circolare e virtuoso

L’economia circolare sta vivendo un piccolo rallentamento a livello globale.
Una buona notizia in controtendenza arriva dal nostro Paese, perchè l’Italia si conferma leader tra le più grandi economie europee. Rimangono comunque attivi alcuni segnali di allarme, perché è evidente un arretramento su alcuni indicatori chiave come il tasso di uso circolare della materia e la produttività delle risorse.

Tra i dati più interessanti del sondaggio Legacoop-Ipsos segnaliamo il 45% degli intervistati che negli ultimi 3 anni ha acquistato un prodotto usato; il 36% un prodotto rigenerato o ricondizionato. La sharing economy, infine, piace ai giovani. Nella fascia di età 18-30 anni emerge infatti una predilizione per leasing, noleggio o soluzioni in condivisione.

Per approfondire il report clicca qui.

Fonte: circulareconomynetwork.it

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