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La disclosure climatica nelle società quotate italiane

Rapporto sullo stato d’attuazione delle Raccomandazioni della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD)

L’indagine sullo stato d’attuazione delle Raccomandazioni della TCFD è stata condotta sulla base di documenti pubblici aventi a oggetto la disclosure climatica di 236 società quotate, 212 delle quali appartenenti agli indici FTSE MIB, FTSE Italia Mid Cap, FTSE Italia Small e FTSE Italia STAR.

Dall’analisi condotta emerge che le società quotate italiane sono sostanzialmente in linea con i trend evidenziati dal rapporto globale “2021 Status Report” della TCFD. Tuttavia, dal Rapporto emergono una serie di aspetti su cui è necessario agire più velocemente, che vanno dalle ridotte competenze dei consiglieri di amministrazione in materia di cambiamento climatico, all’ancora scarsa diffusione di misure di adattamento e di impegni per la carbon neutrality, fino alla ridotta incidenza del climate change nelle politiche di remunerazione.

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Fonte: Deloitte

Climate change: severity of effects and expectations of displacement

Un nuovo studio condotto da Ipsos per il World Economic Forum rileva che, in 34 paesi, più della metà degli adulti intervistati (56%) afferma che il cambiamento climatico ha già avuto un grave effetto nell’area in cui vivono. Più di sette su dieci (71%), inclusa la maggioranza in ogni singolo paese, si aspettano che il cambiamento climatico avrà un grave effetto nella loro area nei prossimi 10 anni. Un terzo (35%) prevede di essere sfollato dalla propria casa a causa del cambiamento climatico nei prossimi 25 anni.

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Fonte: www.ipsos.com

Forced labour risks, remedy and changing regulation

Il rischio del lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento globali rimane una delle questioni più significative in materia di diritti umani per le aziende – e i loro investitori – in tutto il mondo.

Il report di KnowTheChain (KTC) delinea i risultati chiave su 184 aziende valutate per quanto riguarda la prevalenza del lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento globali in tre settori ad alto rischio: ICT, cibo e bevande, abbigliamento e calzature . Nonostante alcune prove di progressi nel tempo, il rischio di lavoro forzato in questi settori persiste.

La finanza ha un ruolo cruciale da giocare nella tutela dei diritti umani lungo la catena di fornitura; nel report vengono evidenziate le domande che gli investitori dovrebbero porre alle aziende per esaminare le pratiche di due diligence implementate.

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Fonte: knowthechain.org

Global Gender Gap Report 2022

Sul divario di genere non si va avanti, secondo il Global Gender Gap Report 2022 ci vorranno altri 132 anni per colmare il divario di genere globale. Con l’aggravarsi delle crisi, i risultati della forza lavoro femminile stanno soffrendo e il rischio di un regresso della parità di genere globale si intensifica ulteriormente.

L’Italia rimane 63esima su 146 paesi, subito dopo Uganda e Zambia, nel Global Gender Gap Index 2022 del World Economic Forum, il rapporto che misura il raggiungimento degli obiettivi di parità tra uomini e donne in diversi campi: la partecipazione economica, il livello di istruzione, la salute e la partecipazione politica.

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Fonte: www.weforum.org

Progress on the Sustainable Development Goals: The gender snapshot 2022

Il report “Progressi sugli obiettivi di sviluppo sostenibile: l’istantanea di genere 2022” pubblicato da UN Women e United Nations Department of Economic and Social Affairs (UN DESA), presenta le ultime prove sull’uguaglianza di genere in tutti i 17 obiettivi, indicando la lunga strada da percorrere per raggiungere l’uguaglianza di genere. Sottolinea le interconnessioni tra gli obiettivi, la forza fondamentale che l’uguaglianza di genere gioca nel guidare il progresso attraverso gli SDG e il ruolo centrale delle donne e delle ragazze nel guidare la strada da seguire.

Il rapporto evidenzia che, «Al ritmo attuale dei progressi, l’SDG 5, ovvero il raggiungimento dell’uguaglianza di genere, non sarà raggiunto entro il 2030».

Il rapporto stima che «Al ritmo attuale di avanzamento, ci vorranno fino a 286 anni per colmare i gap nella protezione legale ed eliminare le leggi discriminatorie, 140 anni affinché le donne siano rappresentate equamente in posizioni di potere e leadership sul posto di lavoro e almeno 40 anni per ottenere una rappresentanza paritaria nei parlamenti nazionali. Per eradicare i matrimoni precoci entro il 2030, i progressi devono essere 17 volte più rapidi rispetto ai progressi dell’ultimo decennio, con le ragazze provenienti dalle famiglie rurali più povere e nelle aree colpite da conflitti che dovrebbero soffrire di più».

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Fonte: UN Women www.unwomen.org

Missing the Mark

CDP – Analisi 2022 dei piani di riduzione delle temperatura globali

Mentre ci avviciniamo alla COP27, L’organizzazione no profit CDP ha studiato i piani di riduzione delle emissioni presentati dalle aziende dei paesi industrializzati. Questo rapporto utilizza le ultime valutazioni della temperatura di CDP per valutare se gli attuali obiettivi di riduzione delle emissioni aziendali sono sufficientemente ambiziosi da soddisfare l’obiettivo di riduzione di 1,5°C dell’accordo di Parigi.

Gli obiettivi dell’Italia sono i più ambiziosi del G7 e d’Europa, a pari merito con la Germania.

Resta tuttavia molto lontano l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali.

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Fonte: CDP www.cdp.net

I Grandi Vini e i Cambiamenti Climatici

Ingenuo immaginare che quello che stiamo facendo al pianeta non abbia drammatiche ripercussioni anche in quelle che sono le eccellenze del nostro Paese in ambito enogastronomico.

Il riscaldamento del pianeta impatta fortemente sull’agricoltura dalla quale peraltro è parzialmente generato e sui “bioritmi” che la natura da sempre “assegna” ai prodotti della terra.

Com’è cambiato il modo di produrre vino negli ultimi 30 anni e quali sono gli accorgimenti che i viticoltori stanno adottando per limitare i danni di un pianeta sempre più caldo?

Seguitemi in questo video, girato nel caldissimo ferragosto 2021!

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Mar Mediterraneo tra Cambiamenti Climatici e mancanza di Sostenibilità

La testimonianza che vi porto quest’oggi è quanto ho personalmente documentato nell’estate del 2021 in due meravigliose Aree Marine Protette (AMP) della nostra Sicilia, quella delle Egadi e quella di Ustica.

Quella delle Egadi è l’AMP più grande del Mediterraneo istituita circa 30 anni fa e comprende il comprensorio di Favignana, Marettimo e Levanzo, la seconda invece, quella di Ustica è tutelata sin dal 1986.

Tuttavia quello che mi ha maggiormente colpito in queste zone che dovrebbero essere preservate e salvaguardate con ogni mezzo ed ogni sforzo, sono gli effetti dei cambiamenti climatici e purtroppo, fa male ammetterlo, la mancanza di sostenibilità di natura antropica che mi ha portato a documentare quello che state per vedere.

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Ischia: una Finestra sul Futuro!

Circa un terzo della CO2 che l’uomo immette nell’atmosfera è assorbita da mari ed oceani che a causa di questa drammatica concentrazione di Anidride Carbonica, oltre a riscaldarsi si stanno “Acidificando”.

Quello a cui assistiamo è un calo del PH che a fine secolo potrebbe portare a conseguenze tragiche allo stregue di un aumento delle temperature oltre i 2 gradi dall’eta preindustriale.

Ma cosa vuol dire “Acidificazione degli Oceani” e cosa potrebbe generare?

Ad Ischia, a causa del sottosuolo vulcanico del Golfo di Napoli, in alcuni circoscritti siti subacquei, ci sono emissioni continue di CO2 purissima e questo fenomeno, del tutto naturale, è studiato dagli scienziati di tutto il mondo per capire cosa potrebbe accadere in un futuro non poi così lontano, se il PH di mari ed oceani, dovesse continuare a diminuire.

Una straordinaria “Finestra sul Futuro”, che Raiffeisen è andata a documentare!

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E se fosse colpa tua?

Giungere alla neutralità climatica sarà un traguardo straordinario, ma non sufficiente!

Se anche da domani mattino non emettessimo più gas serra nell’atmosfera, non avremmo risolto quella che oggi è la priorità principale. Dobbiamo ridurre quelle 423 particelle per milione di CO2 presenti oggi nell’atmosfera. Un livello del genere non lo si registrava da circa 3 milioni e 700 mila anni, dal medio Pliocene.

Un ruolo fondamentale sarà quello che ricoprono le foreste che con la loro fotosintesi clorofilliana, assorbono CO2 trasformandola in ossigeno.

Purtroppo il fenomeno della deforestazione sta dilagando e la produzione di olio di palma è una delle ragioni principali. Distruggere foreste per piantare palme vuol dire distruggere la biodiversità e rilasciare con gli incendi enormi quantitativi di CO2.

Hai mai pensato che potresti essere tu, un complice inconsapevole di quanto sta accadendo? Non in quanto consumatore di olio di palma, bensì nei possibili panni di finanziatore delle multinazionali che producono l’olio di palma, tra i principali responsabili della distruzione delle foreste. Sono centinaia queste aziende con interessi diretti od indiretti legate alla distruzione delle foreste e della loro biodiversità e sono presenti nei principali fondi comuni d’investimento. Probabilmente, anche nel tuo!

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Raiffeisen Coral Reef

Prosegue senza sosta l’azione di Raiffeisen nel documentare cosa accade al nostro pianeta a causa della nostra mancanza di Sostenibilità. Questa volta siamo andati in una piccolissima isola in pieno Oceano Indiano e li ci siamo fatti carico di un’iniziativa che, seppur non cambierà il corso degli eventi, rappresenta per noi un gesto di amore del quale andiamo fieri!

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Jakarta affonda nell’Oceano

Come si fa a redigere una graduatoria dei disastri causati dai Cambiamenti Climatici?

Come si fa ad affermare che gli eventi estremi siano più tragici della perdita di biodiversità anziché l’emigrazione di massa più devastante della desertificazione.

Davvero impossibile stilare la classifica delle conseguenze drammatiche che ci aspettano nei prossimi decenni.

La nostra (intesa come quella che oggi potrebbe fare qualcosa) è la prima generazione che paga sulla proprie pelle le conseguenze dei cambiamenti climatici ma anche l’ultima che potrebbe fare qualcosa per invertire la rotta.

Diffondere l’informazione è oggi una priorità altrettanto importante.

La certezza, non il sentore, è che la gente non abbia ben chiaro di quanto si sia vicini al punto di non ritorno, soprattutto ora che la scienza ha ufficialmente affermato che l’estinzione del genere umano è una delle possibili conseguenze.

L’aumento del livello dei mari è senza dubbio una delle catastrofiche conseguenze dei cambiamenti climatici e la città di Giacarta in Indonesia ne è la prova eloquente. Un mix tra aumento dell’oceano e compressione geologica del sottosuolo della capitale indonesiana, sta portando la città a sprofondare ad un ritmo di 25 cm l’anno. Questo ha determinato la decisione del governo indonesiano di costruire una nuova capitale (Nusantara nel Borneo Orientale), peraltro distruggendo migliaia di ettari di foresta pluviale.

Sono andato sul posto per documentare cosa sta realmente accadendo!

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