Il digitale e l’intelligenza artificiale sono diventati elementi centrali per la competitività economica e la sicurezza dei sistemi Paese. Secondo la ricerca degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, Italia ed Europa si trovano oggi di fronte a un bivio strategico. Da un lato esistono competenze e capacità scientifiche rilevanti, dall’altro emerge una crescente dipendenza da infrastrutture e tecnologie sviluppate al di fuori del continente.
Il report evidenzia come il digitale sia passato da strumento operativo a infrastruttura critica, paragonabile a energia e trasporti. In Europa oltre il 50 percento della capacità dei data center è concentrata in soli dieci operatori, in larga parte statunitensi, mentre più dell’80 percento del mercato cloud è controllato da hyperscaler americani. Anche in Italia la crescita dei data center dipende in modo significativo da investimenti esteri, con circa il 45 percento delle risorse provenienti da pochi grandi operatori globali.
Questa concentrazione solleva un tema di sovranità tecnologica. Le infrastrutture digitali, come cloud, computing e connettività, sono diventate asset strategici su cui si gioca la competitività economica e l’autonomia geopolitica. In parallelo, l’Europa presenta una forte frammentazione nel settore delle telecomunicazioni, con 34 operatori contro pochi grandi player negli Stati Uniti e in Cina, riducendo la capacità di investimento e rallentando lo sviluppo infrastrutturale.
Sul fronte dell’intelligenza artificiale il quadro è ancora più articolato. L’Europa mostra un buon posizionamento nella ricerca accademica, con il 15 percento delle pubblicazioni globali, ma fatica a trasformare questa conoscenza in valore industriale. Solo il 3 percento dei brevetti globali sull’AI è europeo, contro il 14 percento degli Stati Uniti. Anche sul piano degli investimenti il divario è evidente, con startup europee che raccolgono risorse nettamente inferiori rispetto a quelle americane.
A questo si aggiunge il tema delle competenze. Il 76 percento delle aziende europee dichiara difficoltà nel reperire talenti specializzati in intelligenza artificiale. Nonostante ciò, l’adozione dell’AI sta crescendo, soprattutto nelle grandi imprese, anche se solo una quota limitata ha raggiunto un livello avanzato di integrazione nei processi di business.
Il report evidenzia inoltre il ritardo delle piccole e medie imprese italiane nella maturità digitale. La spesa ICT rappresenta solo il 2,7 percento del fatturato e spesso è guidata da obblighi normativi piuttosto che da strategie di innovazione. Le PMI risultano indietro sia nella digitalizzazione dei processi sia nell’adozione di modelli data driven e nella cybersecurity, aumentando il rischio di perdita di competitività.
Non mancano però le opportunità. L’Europa può puntare su tecnologie emergenti come il quantum computing e su modelli di intelligenza artificiale affidabile e regolata. Iniziative come InvestAI e il quadro normativo dell’AI Act rappresentano strumenti fondamentali per rafforzare l’ecosistema europeo e favorire uno sviluppo tecnologico coerente con i valori democratici.
Il digitale e l’intelligenza artificiale rappresentano oggi una leva decisiva per il futuro economico e politico dell’Europa. Il continente dispone di competenze, ricerca e capacità industriali significative, ma deve affrontare il rischio di una crescente dipendenza tecnologica. Rafforzare le infrastrutture, investire in innovazione e sviluppare competenze sarà essenziale per trasformare il digitale da vulnerabilità a vantaggio competitivo. La sfida non riguarda solo la crescita economica, ma la capacità dell’Europa di mantenere autonomia, sicurezza e leadership in un mondo sempre più guidato dalla tecnologia.
Fonte: Digitale e AI, Italia ed Europa a un bivio strategico