A parità di lavoro deve corrispondere pari retribuzione. Con questo principio guida, il Consiglio dei Ministri del 5 febbraio 2026 ha approvato in esame preliminare lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva UE 2023 970. L’obiettivo è rafforzare l’applicazione concreta della parità salariale tra uomini e donne attraverso maggiore trasparenza e strumenti di tutela più incisivi.
Il decreto recepisce la direttiva europea del 10 maggio 2023, che punta a ridurre in modo strutturale il divario retributivo di genere attraverso meccanismi di trasparenza e controllo. Il provvedimento si applica ai datori di lavoro pubblici e privati e riguarda i lavoratori subordinati, inclusi dirigenti e contratti a termine. Per alcuni aspetti, la disciplina si estende anche ai candidati durante la fase di selezione.
Tra le principali novità vi è l’obbligo di indicare negli annunci di lavoro la retribuzione iniziale o la fascia retributiva prevista. Ai datori di lavoro sarà inoltre vietato chiedere ai candidati informazioni sugli stipendi precedenti, una pratica ritenuta idonea a perpetuare disparità storiche.
Il decreto riconosce ai lavoratori il diritto di conoscere i criteri utilizzati per determinare la propria retribuzione e di accedere ai livelli salariali medi dei colleghi che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, suddivisi per genere. Le imprese potranno fornire queste informazioni anche in modo proattivo, nel rispetto della normativa sulla privacy.
Vengono inoltre chiariti i concetti di stesso lavoro e lavoro di pari valore, che devono essere definiti sulla base di criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere. La contrattazione collettiva resta il riferimento principale per la classificazione professionale e retributiva.
Un punto centrale riguarda l’individuazione di eventuali divari retributivi. Se emerge una differenza salariale non giustificata pari o superiore al 5 percento tra uomini e donne per lo stesso lavoro o lavoro equivalente, il datore di lavoro deve fornire una motivazione e avviare una valutazione congiunta con le rappresentanze sindacali e l’Ispettorato del lavoro per definire misure correttive.
Le aziende con almeno 100 dipendenti saranno tenute a comunicare periodicamente dati sulla trasparenza retributiva. Per le piccole imprese fino a 49 dipendenti, le modalità di comunicazione di alcuni dati aggregati saranno definite con un successivo decreto ministeriale, con l’obiettivo di evitare oneri sproporzionati e garantire la tutela della privacy.
Il decreto prevede infine l’istituzione di un organismo di monitoraggio presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con il compito di vigilare sull’attuazione delle nuove norme e rafforzare le tutele giudiziarie per i lavoratori che subiscono discriminazioni salariali.
Il primo via libera del Governo al decreto sulla trasparenza retributiva rappresenta un passo significativo verso una maggiore equità nel mercato del lavoro italiano. Attraverso strumenti di informazione, obblighi di comunicazione e meccanismi di controllo, il provvedimento punta a rendere effettivo il principio di parità salariale. La fase parlamentare e il confronto con le parti sociali saranno ora decisivi per rafforzare e rendere pienamente operativa una riforma attesa da tempo.