La finanza a supporto della trasformazione verso un’economia a basse emissioni sta crescendo, ma non in modo uniforme. Il Transition Finance Tracker Q4 2025 dell’MSCI Institute offre una fotografia aggiornata dei flussi finanziari, delle emissioni e degli obiettivi climatici delle imprese e degli investitori. Il quadro che emerge è fatto di progressi concreti, ma anche di forti divergenze tra settori, strumenti e mercati.
Uno dei segnali più evidenti riguarda i fondi climatici quotati. Nel 2025 hanno registrato un rendimento mediano del 12,2%, in netto miglioramento rispetto al 5,2% del 2024. Gli asset gestiti da questi fondi hanno raggiunto 652 miliardi di dollari a fine anno, con un incremento del 16,4% su base annua. Accanto ai fondi pubblici, si contano circa 227 fondi di private capital focalizzati sul clima, con una capitalizzazione complessiva pari a 143 miliardi di dollari a settembre 2025.
Tuttavia, la distribuzione del capitale non è omogenea. Il report mostra che un portafoglio obbligazionario allineato agli obiettivi dell’Accordo di Parigi può finanziare circa 2,57 dollari di energia low carbon per ogni dollaro destinato ai combustibili fossili. Al contrario, un indice obbligazionario dei mercati emergenti finanzia solo 0,03 dollari di energia low carbon per ogni dollaro di energia fossile, evidenziando un divario significativo nella composizione delle esposizioni.
Sul fronte aziendale, cresce il numero di imprese che comunicano obiettivi climatici. A fine 2025, il 19% delle società quotate aveva un target climatico validato dalla Science Based Targets initiative, in aumento rispetto al 14% dell’anno precedente. Inoltre, il 32% delle aziende ha fissato un obiettivo di emissioni nette pari a zero, anche se non sempre convalidato formalmente.
Un altro tema centrale riguarda la misurazione delle emissioni Scope 2 delle grandi aziende tecnologiche. L’uso di crediti derivanti da power purchase agreements ha consentito ai cosiddetti hyperscaler di ridurre la quota dichiarata di emissioni legate all’energia acquistata. Tuttavia, una proposta del Greenhouse Gas Protocol potrebbe modificare le regole di rendicontazione, legando in modo più stringente le emissioni ai luoghi e ai tempi effettivi del consumo energetico, con implicazioni potenzialmente rilevanti per le impronte carboniche dichiarate.
Infine, il Tracker integra anche analisi sui rischi fisici. Un esempio emblematico è l’esposizione degli stadi selezionati per la Coppa del Mondo 2026 a ondate di calore, alluvioni e fulmini, dimostrando come i dati geospaziali stiano diventando strumenti cruciali per valutare la vulnerabilità degli asset agli eventi climatici estremi.
Il Transition Finance Tracker Q4 2025 evidenzia una dinamica ambivalente. Da un lato crescono capitali, target aziendali e strumenti finanziari dedicati alla decarbonizzazione. Dall’altro emergono forti squilibri tra mercati sviluppati ed emergenti, tra investimenti realmente trasformativi e pratiche ancora in evoluzione nella rendicontazione delle emissioni. La finanza a supporto della trasformazione verso un’economia a basse emissioni avanza, ma per consolidare un percorso coerente con gli obiettivi climatici globali sarà necessario rafforzare trasparenza, standard comuni e riallocazione effettiva del capitale.