L’Italia si conferma tra i protagonisti europei dell’innovazione ambientale. Secondo lo studio Competitivi perché sostenibili, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, il nostro Paese è terzo in Europa per numero di imprese con brevetti green e terzo per quota di imprese brevettanti, con 16,5 imprese ogni 1.000, dietro a Germania e Austria. Un risultato che evidenzia il legame sempre più stretto tra sostenibilità, innovazione e competitività del sistema produttivo italiano.
Lo studio analizza la diffusione dei brevetti ambientali in Italia e il loro impatto economico. Tra il 2019 e il 2024 sono 578.450 le imprese che hanno realizzato eco investimenti, pari al 38,7 percento del totale. Questo dato testimonia un’innovazione diffusa, anche se non sempre formalizzata attraverso titoli di proprietà intellettuale.
L’Italia detiene brevetti rilevanti in comparti strategici come mobilità sostenibile, efficienza energetica in edilizia, gestione dei rifiuti, trattamento delle acque reflue e tecnologie ICT per la mitigazione climatica. In quest’ultimo ambito si registra un incremento particolarmente significativo, con una crescita del 270 percento in dieci anni.
Dal punto di vista territoriale, le regioni del Nord svolgono un ruolo trainante. Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte concentrano una parte importante dell’attività brevettuale, grazie alla loro forte vocazione manifatturiera e alla capacità di trasformare ricerca e know how industriale in soluzioni applicabili sul mercato.
Le imprese sono i principali protagonisti del sistema dei brevetti, con l’81,9 percento delle domande pubblicate. Seguono le persone fisiche con il 12,9 percento e gli enti con il 5,2 percento. Il manifatturiero rappresenta il motore principale dell’innovazione, con una quota del 59 percento delle attività legate ai brevetti green.
Lo studio evidenzia inoltre un dato decisivo. Le imprese che brevettano tecnologie verdi risultano più competitiverispetto a quelle che operano in altri ambiti. Generano in media un fatturato per impresa pari a 382 milioni di euro, contro i 41 milioni delle imprese non green. La produttività è anch’essa superiore, con 144.000 euro di valore aggiunto per addetto rispetto ai 92.000 delle altre imprese. Oltre la metà di queste aziende, pari al 57,8 percento, esporta sui mercati internazionali, generando più di 63 miliardi di euro di export. Anche il capitale umano risulta più qualificato, con una quota di laureati pari al 29,7 percento.
Nonostante i progressi, permane un divario rispetto ai Paesi leader europei. Germania e Francia mantengono un vantaggio significativo, segno che l’Italia deve rafforzare ulteriormente investimenti in ricerca, tutela della proprietà intellettuale e trasferimento tecnologico per consolidare la propria posizione.
L’Italia dimostra di possedere competenze industriali e capacità innovative solide nel campo della sostenibilità. I brevetti green non rappresentano solo un indicatore ambientale, ma un vero fattore competitivo, in grado di generare produttività, export e valore aggiunto. Per mantenere e rafforzare il terzo posto europeo, sarà fondamentale investire con continuità in ricerca, tutela della proprietà intellettuale e integrazione tra università, imprese e finanza. La transizione verde può così diventare un pilastro strutturale della crescita economica nazionale.