L’infrastruttura energetica italiana si prepara a una delle trasformazioni più importanti degli ultimi decenni. Il Piano Strategico 2026-2030 di Snam punta infatti a riconvertire una parte dell’attuale rete di metanodotti per renderla idonea al trasporto dell’idrogeno, evitando di costruire una nuova infrastruttura da zero. L’obiettivo è creare una dorsale nazionale capace di collegare i principali poli industriali italiani e inserirsi nel più ampio corridoio europeo dedicato all’idrogeno, contribuendo alla decarbonizzazione dei settori industriali più difficili da elettrificare.
L’idea alla base del progetto è tanto semplice quanto strategica. Invece di realizzare migliaia di chilometri di nuove condotte, Snam intende sfruttare una parte della rete esistente, oggi utilizzata per il trasporto del gas naturale, adattandola progressivamente alle caratteristiche dell’idrogeno. Questo approccio permette di valorizzare infrastrutture già presenti sul territorio, riducendo tempi di realizzazione, costi economici e impatto ambientale dei cantieri.
Il progetto rientra nel Piano Strategico 2026-2030 e prevede un primo investimento di 200 milioni di euro destinato allo sviluppo dell’Italian H2 Backbone, una dorsale lunga circa 1.900 chilometri che collegherà alcune delle principali aree industriali e infrastrutturali del Paese. L’obiettivo è preparare il sistema energetico italiano a uno scenario nel quale l’idrogeno potrà affiancare elettricità, gas naturale e biometano nei processi produttivi più complessi da decarbonizzare.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio il riutilizzo delle infrastrutture esistenti. Snam gestisce oggi oltre 38.000 chilometri di rete per il trasporto del gas e stima che circa il 60 per cento della futura rete dedicata all’idrogeno possa essere ottenuto attraverso l’adeguamento delle condotte già presenti. Solo i tratti realmente indispensabili saranno costruiti ex novo, con un significativo contenimento dei costi e dell’impatto sul territorio.
L’Italian H2 Backbone sarà sviluppato lungo un asse che collegherà il Mezzogiorno alle principali aree industriali del Centro e del Nord Italia. Gli approdi energetici del Sud, già oggi utilizzati per il gas proveniente dal Mediterraneo, diventeranno punti di ingresso dell’idrogeno destinato ai grandi distretti produttivi della Pianura Padana. L’infrastruttura non servirà soltanto a trasportare energia tra regioni diverse, ma collegherà poli industriali, impianti di produzione da fonti rinnovabili, porti e futuri hub logistici, creando le basi per una vera economia nazionale dell’idrogeno.
Dal punto di vista economico il progetto rappresenta solo una parte di un piano molto più ampio. I 200 milioni di euro inizialmente destinati all’Italian H2 Backbone rientrano infatti in un programma industriale da 14 miliardi di euro previsto entro il 2030. Gli investimenti riguarderanno anche il biometano, la digitalizzazione delle infrastrutture, l’efficienza energetica e i sistemi per la cattura e lo stoccaggio della CO₂. A supporto dell’iniziativa è arrivato anche un cofinanziamento europeo di 24 milioni di euro destinato agli studi preparatori e alle attività di sviluppo della rete.
L’idrogeno, tuttavia, non è destinato almeno nel medio periodo a sostituire il gas naturale nelle abitazioni. Le principali applicazioni riguardano l’industria pesante, dove l’elettrificazione presenta ancora importanti limiti tecnici. Settori come acciaierie, industria chimica, produzione di fertilizzanti, raffinerie e trasporto pesante sono considerati i principali destinatari di questa nuova infrastruttura. In questi comparti l’idrogeno potrebbe contribuire alla riduzione delle emissioni mantenendo continuità ed efficienza dei processi produttivi.
I dati riportati nell’articolo mostrano inoltre quanto il sistema industriale italiano dipenda ancora dai combustibili fossili. Secondo il grafico pubblicato nella pagina dedicata ai consumi energetici industriali del 2024, il gas naturale rappresenta circa il 41,9 per cento dei consumi energetici dell’industria italiana, seguito dai prodotti petroliferi con circa il 40 per cento. Le fonti rinnovabili e i biocarburanti incidono invece per meno del 10 per cento, evidenziando il potenziale contributo che nuove molecole energetiche come l’idrogeno potranno offrire nei prossimi anni.
Il progetto assume infine una dimensione europea. L’Italian H2 Backbone non sarà una rete isolata, ma farà parte del più ampio SoutH2 Corridor, il corridoio energetico destinato a collegare il Mediterraneo ai principali distretti industriali dell’Europa centrale. In questo contesto l’Italia potrebbe rafforzare il proprio ruolo strategico come piattaforma di transito e distribuzione dell’idrogeno verso il resto del continente, sfruttando la propria posizione geografica e le infrastrutture energetiche già esistenti.
La trasformazione dei metanodotti in una rete dedicata all’idrogeno rappresenta una delle sfide più ambiziose del sistema energetico italiano. Il progetto punta a sfruttare infrastrutture esistenti, limitando nuovi interventi edilizi e accelerando la nascita di un mercato nazionale dell’idrogeno. Se il piano verrà realizzato nei tempi previsti, entro il 2030 l’Italia potrebbe disporre di una delle principali dorsali europee dedicate a questa nuova molecola energetica, rafforzando la competitività dell’industria nazionale e assumendo un ruolo strategico nella futura rete energetica continentale.
Fonte: Dai metanodotti all’idrogeno, come cambierà la rete energetica italiana entro il 2030