Per troppo tempo l’acqua è stata considerata solo un costo o un vincolo allo sviluppo. Il World Economic Forum, nel suo contributo pubblicato a gennaio 2026, propone un cambio di prospettiva netto: l’acqua non è soltanto una risorsa essenziale, ma può diventare uno dei principali catalizzatori della crescita economica globale. Investire in infrastrutture idriche significa rafforzare resilienza climatica, sicurezza sociale e produttività economica in un mondo sempre più esposto a stress ambientali e geopolitici.
L’articolo del World Economic Forum sottolinea come le infrastrutture idriche siano al centro dello sviluppo umano e della resilienza climatica, ma restino ancora largamente sottovalutate dal punto di vista economico. A livello globale, gli investimenti in infrastrutture per acqua e servizi igienico sanitari ammontano in media a 41 euro pro capite all’anno, una cifra nettamente insufficiente rispetto alle esigenze attuali e future.
Questa limitata allocazione di capitali avviene nonostante il fatto che l’acqua sia un fattore determinante per settori chiave come agricoltura, industria manifatturiera, energia e servizi urbani. Il report evidenzia che oltre 4 miliardi di persone vivono già in condizioni di stress idrico cronico, mentre le reti di distribuzione perdono in media il 30 percento dell’acqua a livello globale a causa di infrastrutture obsolete e mal mantenute.
Il documento richiama anche il divario crescente tra fabbisogni e investimenti. Secondo lo studio citato dal Forum, entro il 2040 saranno necessari 11,4 trilioni di euro di investimenti per garantire accesso equo all’acqua, infrastrutture resilienti al clima e una maggiore diffusione di soluzioni circolari e digitali. A fronte degli attuali livelli di spesa, il gap infrastrutturale ammonta a 6,5 trilioni di euro, pari a circa 435 miliardi di euro l’anno.
Questo gap non viene descritto come un costo, ma come una opportunità strategica. Ogni euro investito in infrastrutture idriche può generare 1,30 euro di valore aggiunto lordo e creare circa 32 posti di lavoro per ogni milione di euro investito. Colmare il divario potrebbe dunque sbloccare fino a 8,4 trilioni di euro di crescita del PIL globale e oltre 200 milioni di nuovi posti di lavoro, grazie agli effetti moltiplicativi lungo filiere complesse che coinvolgono costruzioni, ingegneria, tecnologia e servizi professionali.
Un altro elemento centrale riguarda l’innovazione. Solo l’1 percento degli investimenti globali in climate tech è oggi destinato a soluzioni per l’acqua, nonostante il potenziale di tecnologie digitali, intelligenza artificiale e sistemi di monitoraggio per migliorare efficienza, ridurre perdite e favorire il riuso delle acque reflue. Attualmente, il riutilizzo delle acque reflue copre appena il 12 percento dei prelievi idrici municipali mondiali, lasciando ampi margini di miglioramento soprattutto nelle aree urbane e industriali.
Il World Economic Forum sottolinea infine che sbloccare il pieno potenziale dell’acqua richiede una azione coordinatatra governi, imprese, investitori e cittadini. Politiche coerenti, strumenti finanziari innovativi e cooperazione lungo l’intera catena del valore sono condizioni necessarie per trasformare l’acqua da fattore limitante a pilastro della crescita sostenibile globale.
Il messaggio del World Economic Forum è chiaro. In un contesto segnato da cambiamenti climatici, instabilità geopolitica e vincoli fiscali, l’acqua può diventare uno dei principali motori della prossima fase di crescita economica globale. Investire in infrastrutture idriche significa investire in salute pubblica, occupazione, competitività e resilienza. Non si tratta solo di gestire una risorsa vitale, ma di riconoscerne finalmente il ruolo strategico nello sviluppo economico del futuro.
Fonte: Why water is the catalyst for the next wave of global growth