Per decenni si è parlato di crisi idrica globale. Oggi le Nazioni Unite introducono un concetto più netto e sistemico: il pianeta è entrato nell’era della bancarotta idrica. Il report Global Water Bankruptcy 2026 dell’United Nations University Institute for Water, Environment and Health sostiene che l’umanità sta consumando acqua a un ritmo superiore alla capacità naturale di rigenerazione dei sistemi idrologici. Non si tratta più solo di scarsità locale, ma di un disequilibrio strutturale tra domanda e disponibilità.
Il report descrive una dinamica preoccupante. In molte regioni del mondo l’estrazione di acqua dolce supera stabilmente la ricarica naturale di falde e bacini. Questo squilibrio genera un accumulo invisibile di debito idrico che si manifesta attraverso prosciugamento delle falde, riduzione dei flussi fluviali, degrado degli ecosistemi e maggiore vulnerabilità agli eventi estremi.
Secondo l’analisi, il problema non è soltanto quantitativo ma anche qualitativo. L’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee riduce ulteriormente la disponibilità effettiva di risorse utilizzabili. A ciò si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico, che alterano i cicli delle precipitazioni, intensificano siccità e alluvioni e rendono meno prevedibile la gestione delle risorse idriche.
Il settore agricolo resta il principale consumatore di acqua a livello globale. In molte aree a forte irrigazione, l’uso non sostenibile delle falde sotterranee ha creato veri e propri deficit strutturali. Le città contribuiscono a loro volta al problema attraverso reti obsolete e perdite significative nei sistemi di distribuzione. In alcuni contesti urbani le perdite superano il trenta percento dell’acqua immessa in rete.
Il report introduce il concetto di contabilità idrica sistemica, invitando governi e istituzioni finanziarie a considerare l’acqua come capitale naturale da gestire con criteri simili a quelli della stabilità fiscale. Continuare a prelevare acqua oltre la capacità di ricarica equivale a consumare capitale invece di vivere degli interessi. Questo modello, secondo gli autori, non è sostenibile nel lungo periodo e aumenta il rischio di shock economici e sociali.
Un altro elemento centrale riguarda la governance. La frammentazione istituzionale nella gestione delle risorse idriche impedisce una pianificazione integrata. Il report raccomanda approcci basati su bacini idrografici, investimenti in infrastrutture resilienti, digitalizzazione dei sistemi di monitoraggio e integrazione delle politiche idriche nelle strategie climatiche ed energetiche.
Il messaggio del Global Water Bankruptcy 2026 è chiaro. Il mondo non può continuare a trattare l’acqua come una risorsa illimitata. La bancarotta idrica non è un evento improvviso ma un processo graduale che erode sicurezza alimentare, stabilità economica e coesione sociale. Ripristinare l’equilibrio tra utilizzo e rigenerazione richiede riforme strutturali, investimenti mirati e una gestione integrata delle risorse. Senza un cambiamento profondo, il debito idrico accumulato oggi rischia di trasformarsi nella crisi sistemica di domani.
Fonte: Global water bankruptcy: Living beyond our hydrological means in the post-crisis era