L’acqua è il filo invisibile che tiene insieme salute, economia ed ecosistemi. Eppure oggi questa risorsa fondamentale è sempre più sotto pressione. L’Atlante dell’acqua 2026 di Legambiente offre una fotografia chiara e aggiornata della situazione globale e italiana, mostrando come la crisi idrica non sia più un problema del futuro, ma una realtà già presente che richiede risposte immediate.
Ogni anno nel mondo vengono estratti circa 4.000 chilometri cubi di acqua da fiumi, laghi e falde sotterranee. La maggior parte di questa risorsa, tra il 70 percento e il 72 percento, è destinata all’agricoltura, confermando il ruolo centrale del settore primario nella gestione delle risorse idriche. Tuttavia la domanda globale continua a crescere e oltre 3,2 miliardi di persone vivono già in aree caratterizzate da scarsità idrica.
La crisi idrica è strettamente legata alla crisi climatica. L’aumento delle temperature altera i cicli naturali dell’acqua, intensificando fenomeni estremi come siccità prolungate e precipitazioni violente. Una quota molto ridotta di eventi meteorologici è responsabile della maggior parte delle perdite economiche globali, segno di un sistema sempre più instabile e difficile da gestire.
A questo scenario si aggiunge la pressione esercitata da tecnologia e industria. I data center e i sistemi di intelligenza artificiale richiedono quantità crescenti di acqua per il raffreddamento e il funzionamento delle infrastrutture digitali. Secondo quanto riportato nell’Atlante, un singolo data center può utilizzare oltre un milione di litri al giorno, mentre l’addestramento di modelli avanzati di intelligenza artificiale può consumare enormi volumi di acqua dolce.
Anche la transizione energetica e digitale presenta un lato meno visibile. L’estrazione di materie prime come litio e rame richiede grandi quantità di acqua, spesso in aree già soggette a stress idrico. Questo crea una tensione crescente tra sviluppo tecnologico e sostenibilità delle risorse naturali, con implicazioni sociali e ambientali rilevanti.
Il report dedica particolare attenzione all’Italia. Il Paese è tra i principali utilizzatori di acqua potabile in Europa, con prelievi elevati e una forte dipendenza dalle acque sotterranee. Un dato particolarmente critico riguarda le perdite nella rete idrica, che superano il 42 percento dell’acqua immessa. Questo significa che una parte significativa delle risorse viene dispersa prima ancora di essere utilizzata.
La qualità dell’acqua rappresenta un’altra sfida. Solo poco più della metà delle acque reflue è trattata in modo conforme alla normativa europea, mentre l’inquinamento da sostanze chimiche come i PFAS continua a rappresentare un rischio per la salute e per gli ecosistemi. In parallelo, eventi climatici estremi e scioglimento dei ghiacciai stanno riducendo la disponibilità futura di risorse idriche, soprattutto nelle regioni alpine.
L’Atlante dell’acqua 2026 evidenzia una verità ormai evidente. L’acqua non è una risorsa infinita e la sua gestione è diventata una delle sfide più importanti del nostro tempo. Affrontare la crisi idrica richiede investimenti, innovazione e un cambiamento profondo nei modelli di produzione e consumo. Solo attraverso una gestione più efficiente e sostenibile sarà possibile garantire questa risorsa essenziale alle generazioni future.
Fonte: Atlante dell’acqua