Il sistema climatico terrestre sta entrando in una fase sempre più instabile. Secondo il nuovo rapporto sullo stato del clima globale pubblicato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), il pianeta registra oggi il più elevato squilibrio energetico mai osservato. L’aumento delle concentrazioni di gas serra continua ad alimentare il riscaldamento dell’atmosfera e degli oceani, accelerando lo scioglimento dei ghiacci e amplificando gli effetti degli eventi meteorologici estremi. Il rapporto evidenzia come molti dei cambiamenti osservati negli ultimi decenni avranno conseguenze che si protrarranno per secoli, se non per millenni.
Il rapporto conferma che il periodo compreso tra il 2015 e il 2025 rappresenta la sequenza degli undici anni più caldi mai registrati. Il 2025 è stato il secondo o terzo anno più caldo dall’inizio delle osservazioni moderne, con una temperatura media globale di circa 1,43 gradi Celsius superiore ai livelli preindustriali del periodo 1850-1900. Questo dato conferma una tendenza ormai consolidata che vede il sistema climatico mondiale allontanarsi progressivamente dall’equilibrio storico.
Per la prima volta la WMO inserisce tra gli indicatori principali il cosiddetto squilibrio energetico terrestre. Questo parametro misura la differenza tra l’energia che entra nel sistema Terra attraverso la radiazione solare e quella che viene restituita nello spazio. In condizioni di equilibrio climatico questi due flussi tendono a compensarsi. L’accumulo crescente di anidride carbonica, metano e protossido di azoto sta invece alterando questo bilancio, trattenendo una quota sempre maggiore di energia nel sistema climatico. Nel 2025 questo squilibrio ha raggiunto il valore più elevato dell’intera serie storica disponibile.
L’oceano svolge un ruolo centrale in questo processo. Oltre il 91 per cento del calore in eccesso accumulato dal pianeta viene assorbito dalle masse oceaniche, che agiscono come un gigantesco serbatoio energetico. Il contenuto di calore degli oceani ha raggiunto un nuovo record nel 2025 e il ritmo di riscaldamento osservato negli ultimi vent’anni è più che raddoppiato rispetto alla seconda metà del Novecento. Secondo il rapporto, gli oceani hanno assorbito ogni anno una quantità di energia pari a circa diciotto volte il consumo energetico annuo dell’intera umanità.
Le conseguenze di questo accumulo energetico sono molteplici. L’aumento della temperatura marina contribuisce al deterioramento degli ecosistemi oceanici, alla perdita di biodiversità e all’intensificazione di tempeste tropicali e fenomeni meteorologici estremi. Inoltre, l’assorbimento di anidride carbonica da parte degli oceani continua a ridurre il pH delle acque, aggravando il fenomeno dell’acidificazione marina e mettendo sotto pressione attività economiche come la pesca e l’acquacoltura.
Anche la criosfera mostra segnali sempre più evidenti di deterioramento. Nel 2025 l’estensione media del ghiaccio marino artico è stata la più bassa o la seconda più bassa mai registrata dall’inizio delle osservazioni satellitari. In Antartide si è registrata la terza estensione minima più ridotta della storia recente. Parallelamente continua la perdita di massa dei ghiacciai, con valori particolarmente elevati in Islanda e lungo la costa pacifica del Nord America. Otto dei dieci peggiori anni per perdita di ghiaccio glaciale sono stati registrati dal 2016 in poi.
L’innalzamento del livello del mare rappresenta un’altra conseguenza diretta del riscaldamento globale. Nel 2025 il livello medio globale degli oceani è rimasto vicino ai massimi storici raggiunti nel 2024 e risulta circa undici centimetri più elevato rispetto all’inizio delle misurazioni satellitari del 1993. Il fenomeno minaccia ecosistemi costieri, aumenta il rischio di alluvioni e favorisce la salinizzazione delle falde acquifere nelle aree costiere.
Il rapporto dedica inoltre ampio spazio agli impatti sociali e sanitari. Gli eventi meteorologici estremi stanno influenzando la produzione agricola e la sicurezza alimentare, aumentando il rischio di migrazioni forzate e instabilità sociale. Sul fronte sanitario cresce la diffusione di malattie trasmesse da vettori come la dengue, oggi considerata la malattia trasmessa da zanzare in più rapida espansione al mondo. Anche lo stress da calore rappresenta una minaccia crescente. Oltre 1,2 miliardi di lavoratori sono esposti ogni anno a rischi legati alle alte temperature, con effetti negativi sulla salute e sulla produttività economica.
Secondo la WMO, una risposta efficace richiede una maggiore integrazione tra dati climatici, sistemi di allerta precoce e pianificazione delle politiche pubbliche. Migliorare la capacità di previsione e prevenzione può ridurre significativamente gli impatti economici e umani degli eventi estremi, aumentando la resilienza delle comunità più vulnerabili.
Il rapporto della WMO descrive un pianeta che continua ad accumulare energia e a perdere progressivamente il proprio equilibrio climatico. L’aumento delle temperature, il riscaldamento degli oceani, lo scioglimento dei ghiacci e la crescita degli eventi estremi non rappresentano fenomeni isolati, ma manifestazioni di un unico processo globale. I dati mostrano che molti degli effetti già osservati continueranno a influenzare il sistema terrestre per generazioni. Per questo motivo la riduzione delle emissioni, il rafforzamento delle capacità di adattamento e lo sviluppo di sistemi di allerta sempre più efficaci rappresentano elementi essenziali per limitare i rischi e proteggere economie, ecosistemi e popolazioni nel corso del XXI secolo.
Fonte: rapporto WMO