l riscaldamento globale non riguarda soltanto l’atmosfera. Una parte fondamentale dei cambiamenti in corso si sta manifestando sotto la superficie del mare, dove l’aumento delle temperature può modificare progressivamente habitat ed equilibri biologici. I dati raccolti nel 2025 dal progetto Mare Caldo di Greenpeace Italia mostrano come gli effetti delle anomalie termiche siano ormai evidenti nei mari italiani, indipendentemente dalla posizione geografica e persino dal livello di protezione delle diverse aree marine.
Quando si parla di cambiamento climatico, l’attenzione viene spesso concentrata sull’aumento delle temperature atmosferiche, sulle ondate di calore o sugli eventi meteorologici estremi. Esiste però un’altra trasformazione, meno immediatamente percepibile, che riguarda gli oceani e in particolare il Mediterraneo. L’aumento della temperatura dell’acqua sta infatti modificando le condizioni nelle quali vivono numerose specie marine, con conseguenze che possono interessare l’intero equilibrio degli ecosistemi.
A monitorare ciò che sta accadendo nei mari italiani è il progetto Mare Caldo, avviato da Greenpeace Italia nel 2019 in collaborazione con il DISTAV, il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova, e con l’OGS, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale. L’obiettivo è osservare nel tempo gli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità marina, concentrando particolare attenzione sulle comunità che vivono lungo le scogliere.
Il monitoraggio non si limita alla superficie. Le osservazioni vengono effettuate lungo la colonna d’acqua fino a 40 metri di profondità, permettendo ai ricercatori di comprendere come le variazioni termiche possano influenzare habitat situati a profondità differenti. È un aspetto particolarmente importante perché il riscaldamento del mare non produce necessariamente gli stessi effetti in ogni strato dell’ambiente marino.
I dati registrati nel corso del 2025 indicano che gli effetti del cambiamento climatico e delle anomalie termiche sono sempre più evidenti nei mari italiani. Un elemento significativo sottolineato da Greenpeace riguarda la diffusione geografica del fenomeno. I segnali vengono infatti osservati indipendentemente dalla localizzazione delle aree analizzate, suggerendo che il riscaldamento delle acque non possa essere considerato un problema circoscritto soltanto ad alcune zone del Mediterraneo.
Particolarmente interessante è anche il riferimento alle aree marine protette. Secondo quanto riportato da Greenpeace, gli effetti delle anomalie termiche vengono rilevati indipendentemente dal diverso livello di protezione delle zone monitorate. Questo mette in evidenza una caratteristica particolare del cambiamento climatico: proteggere un ecosistema dalle attività umane locali può ridurre alcune pressioni ambientali, ma non significa necessariamente isolarlo dagli effetti dell’aumento della temperatura del mare.
Proprio per questo il monitoraggio di lungo periodo assume un valore particolare. Osservare sistematicamente temperatura e biodiversità permette di distinguere oscillazioni temporanee da trasformazioni più strutturali e di comprendere quali comunità marine siano maggiormente sensibili alle nuove condizioni ambientali. Mare Caldo, attivo dal 2019, nasce proprio con l’obiettivo di costruire una base di osservazioni capace di seguire nel tempo l’evoluzione degli ecosistemi marini italiani.
La fotografia pubblicata a pagina 2 del documento mostra concretamente questo lavoro sul campo. Un operatore subacqueo raccoglie dati direttamente nell’ambiente marino, evidenziando come lo studio dei cambiamenti in corso richieda osservazioni sistematiche sotto la superficie e non possa basarsi esclusivamente sulle temperature rilevate dall’esterno.
Il tema assume una rilevanza che va oltre la sola conservazione ambientale. Gli ecosistemi marini rappresentano infatti un patrimonio naturale strettamente collegato a numerose attività economiche e sociali delle aree costiere. Comprendere come stanno cambiando significa quindi costruire informazioni utili per orientare le future strategie di tutela e adattamento.
Il report Mare Caldo offre una fotografia di un cambiamento che avviene lontano dagli occhi della maggior parte delle persone, ma che interessa direttamente uno degli ecosistemi più importanti del nostro Paese. I dati raccolti nel 2025 indicano che gli effetti delle anomalie termiche sono ormai osservabili in diverse aree dei mari italiani e non si fermano ai confini delle zone protette.
La sfida sarà quindi duplice. Da una parte sarà necessario continuare a ridurre le cause del cambiamento climatico, dall’altra diventerà sempre più importante conoscere ciò che sta accadendo sotto la superficie del Mediterraneo. Progetti di monitoraggio come Mare Caldo possono fornire proprio quella continuità di osservazione necessaria per comprendere come gli ecosistemi stanno reagendo e individuare strategie di tutela sempre più efficaci.
Fonte: Report annuale Mare Caldo