Il 2026 si apre con un’economia globale che non corre, ma nemmeno arretra in modo uniforme. Le grandi tensioni geopolitiche, l’evoluzione del commercio internazionale e l’adozione accelerata dell’intelligenza artificiale ridisegnano le prospettive di crescita e le scelte di politica economica. Il quadro che emerge dalle analisi dei chief economist internazionali è complesso, fatto di rischi da gestire e opportunità da saper cogliere con visione e pragmatismo.
Le aspettative sulla crescita globale per il prossimo anno mostrano un equilibrio fragile. Una parte rilevante degli economisti intervistati prevede un rallentamento dell’economia mondiale, anche se con un sentiment leggermente migliore rispetto all’anno precedente. I mercati finanziari continuano a mostrare una certa tenuta, sostenuti in particolare dai grandi gruppi tecnologici legati all’intelligenza artificiale e dagli investimenti in infrastrutture digitali ed energetiche. Allo stesso tempo restano sul tavolo interrogativi sulla sostenibilità delle valutazioni e sulla capacità dei mercati di assorbire eventuali shock.
Il tema del debito pubblico e privato torna centrale. Molti governi si trovano a dover conciliare bilanci già sotto pressione con nuove esigenze di spesa, dalla difesa alla transizione energetica, fino alla sicurezza delle catene di approvvigionamento. Le strategie più probabili per la gestione del debito includono una combinazione di crescita economica, inflazione moderata e revisione delle politiche fiscali, con approcci differenti tra economie avanzate ed emergenti.
Sul fronte geopolitico ed economico, il commercio internazionale si sta adattando a un mondo più frammentato. Gli scambi tra Stati Uniti e Cina restano condizionati da dazi e restrizioni tecnologiche, mentre aumentano gli accordi regionali e bilaterali. Le imprese rispondono ridisegnando le catene del valore, puntando su maggiore regionalizzazione e sicurezza degli approvvigionamenti.
L’intelligenza artificiale rappresenta il vero fattore di discontinuità. Gli economisti concordano sul fatto che possa generare importanti guadagni di produttività, ma in modo disomogeneo. Stati Uniti e Cina appaiono in posizione avanzata, trainati dagli investimenti in data center, energia e capacità di calcolo. In Europa, invece, i benefici sono attesi con tempi più lunghi, frenati da fattori strutturali e da una maggiore frammentazione normativa. A livello settoriale, i primi impatti significativi si concentrano nei servizi digitali, nella finanza e nella sanità, mentre le piccole imprese rischiano di rimanere più indietro rispetto ai grandi gruppi.
Anche il mercato del lavoro è al centro del dibattito. Nel breve periodo, l’adozione dell’intelligenza artificiale tende a trasformare le mansioni più che a eliminarle, ma nel medio e lungo termine le previsioni indicano un aumento sia delle perdite sia delle nuove opportunità occupazionali. Molto dipenderà dalle politiche di formazione, dalla capacità di riqualificazione dei lavoratori e dalla diffusione dell’innovazione oltre i confini delle grandi aziende tecnologiche.
Il messaggio chiave che emerge è quello di una vigilanza attiva. L’economia globale mostra una resilienza sorprendente, ma non priva di fragilità. Le scelte che governi, imprese e investitori compiranno nei prossimi anni saranno decisive per trasformare la spinta tecnologica e le tensioni geopolitiche in un percorso di crescita più equilibrato e inclusivo. Il futuro non è scritto, ma richiede visione, coordinamento e capacità di adattamento.